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Da Strampelli a Cappelli fino a Latini

27 novembre 2019


Da Strampelli a Cappelli fino a Latini:
cento anni di storia agricola italiana


LA NASCITA DEL GRANO CAPPELLI: UN’AVVENTURA SCIENTIFICA STRAORDINARIA

STRAMPELLI E CAPPELLI: SCIENZA E PASSIONE

La nascita del grano Cappelli è la storia di un’avventura scientifica straordinaria che comincia con gli albori del ‘900. Tutto ha inizio nel 1903 quando il giovane agronomo marchigiano Nazareno Strampelli abbandona la sua carriera universitaria alla Facoltà di Chimica a Camerino per una cattedra ambulante di granicoltura. Il suo sogno è quello di cercare in natura qualcosa che non esiste e dare a ogni regione d’Italia il seme più adatto.

 

STRAMPELLI E CAPPELLI: SCIENZA E PASSIONE

I successi portarono a dei riconoscimenti: la cattedra ambulante diventa Centro Sperimentale. Il suo lavoro gli vale il premio più importante conferito nel campo dell’agricoltura, il “Premio Santoro” dell’Accademia dei Lincei. A Roma, nel 1906, avviene l’incontro con un deputato del Regno, Raffale Cappelli. Quest’ultimo aveva impiantato un campo sperimentale nel foggiano allo scopo di studiare i danni della siccità sul frumento nell'Italia meridionale e intendeva farlo dirigere proprio a Strampelli. Ed ecco che nel 1915 nasce il Grano Duro Cappelli dedicato a Raffaele Cappelli, che era divenuto Senatore. Nel frattempo continua l’opera di moltiplicazione di questo seme che incontra sin da subito il parere favorevole degli agricoltori. Il nuovo grano fece passare la resa per ettaro da 9 a 16 quintali.

Grazie all’opera straordinaria di due uomini italiani ebbe inizio la storia del grano duro italiano.

«L’uomo che allarga ogni giorno il suo dominio su tutto ciò che lo circonda non è padrone del tempo, il grande galantuomo che tutto mette a posto. E il tempo è mancato a me di fare tante cose che pure avrei voluto veder compiute e le cose a cui tengo di più sono i miei grani: ad essi resta affidata la modesta opera mia.» (Nazareno Strampelli, 1932)

 

LA BATTAGLIA DEL GRANO: IL FRUMENTO CHE SFAMÒ GLI ITALIANI

Nel 1925, nel Regno d’Italia, l’importazione del frumento era un dato negativo nell’economia del tempo: si consumava più del doppio di quanto si produceva. Mussolini fece la conoscenza di Strampelli e proprio da questo incontro viene proclamata la Battaglia del Grano, che ha lo scopo di far raggiungere la completa autosufficienza dall’estero di quello che era ed è l’alimento per eccellenza di tutti gli italiani. In meno di sei anni la battaglia è vinta: per quanto riguardava il grano, l’Italia può dirsi indipendente. La situazione economica si ribalta totalmente arrivando a soddisfare quasi a pieno il fabbisogno di frumento, potendo dare un apporto nutrizionale che non aveva uguali e assicurando rese produttive maggiori.

 

DA STRAMPELLI A CAPPELLI…

 L’Italia, quella del boom economico e delle novità americane, dimentica presto Strampelli e la sua creazione. Il paese ha fretta di cambiare e, dagli anni ‘60, l’industria della pasta chiede all’agricoltura grani più economici, bassi e veloci da lavorare a discapito della qualità. Gli sforzi di Strampelli lo condussero alla realizzazione di centinaia di varietà differenti di frumento denominate “ sementi elette” : il grano duro Cappelli è il primo iscritto all’E.N.S.E. (Ente Nazionale Sementi Elette) nel 1915. Le opere di Strampelli si estesero anche fuori dall’ Italia. Ancora oggi, dall’Europa all’Africa e dalle Americhe all’Asia, si coltivano varietà derivate dalla sua ricerca.

 

 …FINO A LATINI: CENTO ANNI DI STORIA AGRICOLA ITALIANA

 Il Pastificio Latini nasce dall’esperienza e dalla sapienza di Carlo e Carla Latini che nel 1990 fondano il Pastificio Azienda Agraria Latini. L’idea di trasformare in pasta artigianale le varietà di grano duro coltivate nell’azienda agricola ha consentito loro di ridare alla pasta italiana la giusta dignità, l’artigianalità e il sapore che si sono perduti con la lavorazione industriale. Dal 1990 a oggi l’azienda ha coltivato, sperimentato e pastificato più di seicento varietà di grano duro (e altri cereali) e prodotto più di ventisette tipi di spaghetti diversi per materia prima, sapore, profumo e consistenza.
Nel 1991 sono tornati a coltivare il Cappelli, che da decenni era stato dimenticato. La prima pastificazione in purezza risale al 1992. Oggi, come allora, le sue alte spighe biondo cenere raccontano cento anni della storia agricola italiana. Il Pastificio produce la pasta artigianale italiana per eccellenza, trafilata al bronzo con la vera essiccazione lenta a bassa temperatura di circa 45° C.
L’altezza della spiga richiede una lavorazione più delicata, non permette di far crescere le infestanti e quindi non occorrono diserbanti, ridare alla pasta italiana la giusta dignità, l’artigianalità e il sapore che si sono perduti con la lavorazione industriale.

Tradizione e passione si uniscono per dare vita agli SpaghettiCappelli Originale 1915 in versione semolato, ricchi di fibre e leggermente ambrati, com’è la loro spiga. Il sapore è quello di sempre, intenso e prepotente, con una tenuta di cottura perfetta. Questo grano protagonista dei libri di storia è l’orgoglio dell’agricoltura italiana.

«Gli Spaghetti Cappelli profumano di pane appena sfornato fragrante e hanno il sapore intenso di grano vero e puro. È stata la varietà di quando eravamo poveri ma belli.» (Carlo Latini)

 

OGNI PIATTO VA RACCONTATO, SOLO SE MERITA UNA STORIA

Il Grano Duro Senatore Cappelli è la varietà simbolo del Made in Italy italiano e ora emblema della “pasta da gourmet”. Ha contribuito alla crescita della cerealicoltura e dell’agroalimentare italiano, ha dato il via al miglioramento genetico moderno del grano duro e ancora oggi alimenta una filiera dedicata allo sviluppo di prodotti sostenibili di alta qualità. È considerato uno dei più importanti risultati dell’opera di miglioramento genetico alimentare: la ricerca di Nazareno Strampelli ha un immenso valore scientifico per quanto riguarda la selezione e la produzione di grani famosi in tutto il mondo.

 

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«Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare. Io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare
(Ivano Fossati, C’è tempo)

 

 

 

 


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